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R e S 2002/2 PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario   
Giovedì 21 Gennaio 2010 17:53
In vetta al Cristalliera

Quando lessi la pagina dedicata a quest’iniziativa (Ruote e Scarponi 2) decisi subito di aderirvi. Era l’occasione per rivedere vecchi Amici e per provare l’emozione di raggiungere con una lunga camminata la vetta di un monte: il Cristalliera mt. 2801. Verso le 17:00 di venerdì 6 settembre m’incontro con Anna all’autogrill di Novara Est lungo la Milano - Torino. Il cielo è quasi sereno e la temperatura è quella ideale per viaggiare in moto. Le previsioni per il fine settimana sono piuttosto contrastanti, ma sono fiducioso.
Arrivati a Susa al tramonto deviamo per il Colle delle Finestre. La strada si fa presto ripida, stretta e poi sterrata lungo una serie di tornanti che pare portino in cielo mentre intorno il panorama diventa sempre più vasto.
All’imbrunire, un po’ intorpiditi per l’aria frizzante, arriviamo all’Agriturismo Piano dell’Alpe (mt. 1847) con un sorriso a 32 denti. Raggiungiamo Gilberto, Luca e Giampietro nella baita e con una tazza di fumante vin-brulè, inizia la danza dei calici e dei brindisi.
La mattina successiva raggiungiamo in moto il Rifugio Selleries (mt. 1986). Il cielo è coperto, tira un leggero vento, ma non pare voglia piovere.
Inizia la marcia.
Ai piedi calzavo un paio di scarponi ben ingrassati e avevo con me uno zaino con un K.Way, una borraccia piena d’acqua e soprattutto un panino al formaggio che mi proposi di mangiare solo in vetta al Cristalliera, come premio all’impresa compiuta.
Il dislivello da superare era più di 800 mt. e le ore di marcia previste per raggiungere la cima, circa tre. Non avevo mai provato prima a scalare una montagna e non ero sicuro di poterlo fare.
Il sentiero saliva lungo il crinale della montagna scavato come un solco: pareva il letto di un piccolo torrente. Inizio ad avere il fiato corto, m’illudo sia dovuto all’altitudine e all’ossigeno rarefatto come nell’eroiche imprese himalayane, ma la realtà è ben diversa: la vita sedentaria, il fumo, l’alcool e tutto il resto fanno sentire tutto il loro peso.
Arranco fino ad una piccola vallata dominata da due graziosi laghetti e sullo sfondo vedo le pendici del Cristalliera del quale solo a tratti riesco a distinguere tra le nuvole la vetta.
Consulto con attenzione la cartina IGC 1:50.000 cercando di capire dove mi trovo. Mi sono sempre piaciute le cartine geografiche e questa ha un fascino particolare: sono indicati i sentieri, le curve di livello, i bivacchi, i nomi delle montagne ed ha una grafica d’altri tempi, molto affascinante.
Mi trovo ai laghi del Laus, e più oltre ci dovrebbe essere un tratto di "sfasciume" che presto imparo essere una sorta di pietraia depositata lungo le pendici della montagna: sono felice.

corfisscrist


Raggiungo un torrente che forma una piccola cascata: vi sono delle funi vincolate alla parete rocciosa alle quali aggrapparsi per procedere. L’aria è leggera e pulita, il silenzio infinito, tutto è immobile e la montagna di fronte a me è enorme, superba.
Il sentiero comincia ad essere sempre più ripido e nascosto tra i massi, benché segnalato sulle rocce da brevi strisce di vernice colorata. Rimango esterrefatto quando vedo pascolare in questo luogo così inospitale le mucche: come avranno mai fatto a salire fin quassù !!
La mucca è in ogni caso una presenza rassicurante: il gigante buono della montagna.
Giungo ultimo al colletto Malanotte, con un ginocchio, il destro, che comincia a ricordarmi i postumi di un lontano infortunio motociclistico.
Quasi ci siamo: l’ultimo strappo e siamo in vetta.
Il sentiero segnato finisce e si procede seguendo gli ometti, dei piccoli cumuli di pietre, tra le rocce e le nuvole basse. A tratti compare la neve che subito assaggio a manate. Guardo in su e finalmente tra le nuvole vedo la sagoma di una croce: ce l’ho fatta. Ero molto felice e fiero di me stesso: avevo conquistato con le sole mie forze la vetta della montagna.Purtroppo le nuvole non ci permisero di ammirare il panorama che sicuramente doveva essere splendido di lassù, ma andava bene comunque: l’impresa era compiuta. Perlomeno era quello che pensavo. Avidamente sbranai l’agognato panino al formaggio chiacchierando compiaciuto con i miei compagni di scalata.

Poi riprendiamo la strada del ritorno.
La discesa ho scoperto essere più faticosa della salita: dopo poche decine di metri il ginocchio comincia a lanciare fitte dolorose e devo prestare molta attenzione a posare i piedi, rimpiango spesso di non essermi portato un bastone come quando andavo per funghi. E mi sento sempre più una sega pensando agli Alpini che scalavano questi monti con i cannoni in spalla.
Con calma, fermandomi ogni tanto a riprender fiato e ammirare la montagna, riesco comunque ad arrivare al Rifugio Selleries dove mi attendeva il fido bicilindrico ed il meritato riposo.
Questa la breve cronaca del mio primo incontro con la montagna, un luogo di riflessione e meditazione, di confronto con se stessi e con le proprie forze, dove si ha tanto da imparare e che ora mi avrà spesso suo ospite.
cristalliera20vetta
Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Gennaio 2010 18:17