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Week end sulla neve
23 / 24 febbraio 2019
Caspoggio (SO)
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R e S 2002/3 PDF Stampa E-mail
Scritto da Anna   
Venerdì 22 Gennaio 2010 10:17
Resoconto terza uscita "ruote e scarponi"

Se mi si dovesse chiedere di trovare una definizione di questa edizione di "Ruote e scarponi" senza dubbio il primo termine che mi balzerebbe alla mente sarebbe "soddisfazione": tutto quello che poteva essere fatto è stato fatto ed anche con ottimi risultati!
Ma andiamo per ordine.
Come sempre accade il ritrovo del gruppo previsto per la sera di giovedì presso il rifugio 3° Alpini è avvenuto con tempi e soprattutto percorsi differenti. Io e Mario dopo una serie di consultazioni telefoniche decidiamo di compiere un avvicinamento lento evitando il più possibile strade trafficate ed autostrade e così lasciata la strada statale raggiungiamo il Colle delle Finestre e da lì imbocchiamo la strada dell’Assietta. Si tratta come ben sapete di un percorso sterrato e quindi di per sé già poco frequentato, se poi viene percorso in un giorno infrasettimanale vi lascio immaginare gli incontri che si sono fatti: al di là infatti di qualche motociclista per lo più straniero gli unici compagni di viaggio sono stati alcune marmotte, il sole, il cielo azzurro e per finire l’amico Agostino che casualmente stava percorrendo lo stesso itinerario con degli amici irlandesi nonché "basici", cioè facenti parte dello sparuto Club di possessori di una R80gs basic denominato B.O.G.: Basic Owners Group (bog in irlandese è sinonimo di carta igienica!). Con lui percorriamo il tragitto restante e facciamo anche un incontro interessante ed emozionante con un gruppo di moto da trial che si stavano allenando per i campionati del mondo che si sarebbero svolti nei giorni successivi. Raggiunto il gruppo composto da Luca, Luca detto "Abbacchio" per gli amici e Giampietro ci saziamo con un buon piatto di polenta e salsiccia nell’attesa di Gilberto che non sarebbe tardato ad arrivare con la sua memorabile Yamaha tenere’600 e Walter di cui memori della sua tenacia non dubitiamo dell’arrivo anche se in tarda ora della notte, da solo e con qualsiasi tempo e soprattutto anche senza la sicurezza di un letto. Da uno infatti che da giovane partiva senza casco, con i capelli (allora biondi!!) sciolti al vento e un paio di occhiali rigorosamente da sole diretto verso il mare o delle località svizzere senza concedersi un’ora di sonno c’è da aspettarsi di tutto!
Infatti mentre siamo in camerata a dormire conciliati da una piacevole aria fresca sentiamo in piena notte una moto arrivare e così, accolto dal capogita Giampietro anche Walter si unisce al gruppo dei "temerari moto alpinisti".
La mattina ci trova tutti pronti tranne Abbacchio in teoria ancora convalescente, in pratica tutt’altro visto che ha percorso in un solo giorno in moto l’Assietta ed in più è salito al Colle del Sommeiller.

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E così ha inizio la grande avventura che alla fine è stata soprannominata la "via crucis": 1300 mt di dislivello passando di croce in croce fino alla chiesetta posta in vetta al Monte Tabor (3178mt).
I nostri animi erano pervasi di ottimismo soprattutto perchè la sera ci era stata data dal rifugista la buona notizia (almeno così ci pareva che fosse), che la vetta non era la prima che vedevamo dal rifugio ma bensì un’altra montagna posta in secondo piano che pareva molto più facile e dolce da raggiungere. Già alla prima croce incominciamo a renderci conto che il percorso non sarebbe stato così semplice. A dire la verità circa a metà penso che più di uno di noi abbia creduto di non farcela ma nessuno ha mai pronunciato la parola fine e così passo dopo passo, o meglio, croce dopo croce, con il fiato sempre più corto e il cuore sempre più "impazzito" per l’altitudine, ognuno con i propri tempi siamo arrivati in vetta e lì, oltre ad una buona bottiglia di barbera, si è aperta anche una finestra sul mondo. Un paesaggio indimenticabile movimentato dal volo di un aliante che pareva quasi si divertisse a farci spaventare da quanto ci passava vicino mentre i fotografi impazziti si divertivano ad immortalarlo.

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A proposito di fotografi vorrei dare un consiglio spassionato a chi ci dovesse incontrare negli appuntamenti futuri: attenzione ad avvicinarsi in fase di fotografie di gruppo perché rischia di dover fare almeno 5 foto per volta!

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La discesa come al solito si pensa che sia breve ed invece non finisce mai, ne sa qualcosa Mario che con il ginocchio dolorante alla fine ha raggiunto il rifugio alle 19.00. Eppure come si dice in questi casi, eravamo "stanchi ma felici".
Il giorno dopo, caricate le moto, raggiungiamo Bardonecchia luogo dell’appuntamento con Valerio, Laura e Wilma e una volta fatte le provviste per la sera, ripartiamo alla volta del raduno motociclistico chiamato "Stella Alpina" dove un altro gruppo di amici aveva tra le altre cose attrezzato già il campo per la grigliata serale!!!.
E così direte finalmente si concederanno un po’ di relax e invece appena montate le tende e scaricate le moto ripartiamo alla volta dello Jafferau la cui vetta si raggiunge percorrendo un’altra strada sterrata che però a differenza delle altre risulta più impegnativa per lo meno per me vista la quantità di sudore prodotto durante la salita. Anche qui le foto di gruppo non potevano mancare.

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Fortunatamente la saggezza si dice che viene con l’esperienza (e quindi con l’età) così rinunciamo all’idea di scendere dall’altro versante interrotto in un punto da una frana e percorribile quindi solo con moto molto leggere. Forse si stava facendo avanti anche un po’ di stanchezza visti i giorni trascorsi in ogni caso decidiamo di rientrare al campo base per prepararsi per la cena non senza concedersi però una meritata birra fresca nel solito bar della stazione di Bardonecchia.
La serata si preannuncia alquanto interessante vista l’apertura con delle bruschette farcite con dello splendido lardo di Colonnata portato da Laura e Valerio e i ripetuti brindisi all’insegna del solito nonché allusivo "animale di genere femminile" a cui purtroppo non siamo ancora riuscite a trovare un altrettanto esplicativo omonimo (vedremo di impegnarci di più durante la prossima seduta enogastronomica!), e il finale è stato degno dell’inizio, ne sa qualcosa Valerio (o meglio, lui forse non tanto) e così pure Laura che non riusciva mai a gustarsi la birra o il Genepì visto che c’era un’amica con la gola particolarmente arsa al suo fianco che pensava bene di dar fondo ai vari beveraggi che arrivavano sul tavolo.
La mattina l’unico in grado di salire al colle del Sommeiller è stato Mario che svegliatosi di buon ora e dopo essere sceso a Bardonecchia a comprare il pane è salito al colle immerso da una nuvola di povere che anche dal campo risultava visibile da quanto era fitta.
A questo punto possiamo davvero dire che siamo arrivati alla fine della mitica terza edizione di "Ruote e Scarponi" e così tutti i partecipanti decidono di ritornare verso casa con tempi e modalità differenti come è avvenuto per il ritrovo, stanchi ma soprattutto soddisfatti!!!
Alla prossima!!!! .
Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Gennaio 2010 10:49